Giorno 8

Da Akureiri a Hvammstangi

Direzione Siglufjordur

L’uomo ha popolato la terra d’Islanda sin dal XI secolo.
Si dice che una volta alcuni uomini, partirono dalla Norvegia alla volta delle Isole Fær Øer; certi aggiungono che tra di loro c’era anche Naddoddr il Vichingo; ma questi si spinsero troppo ad ovest in alto mare e lì trovarono una terra molto estesa. Dopo essere sbarcati in un fiordo sulla costa orientale, scalarono un monte elevato e si guardarono attorno, in lungo e in largo, per osservare se c’era traccia di fumo, o qualsiasi altro indizio che quel territorio fosse abitato, ma non riuscirono a vedere nulla di tutto questo. Nel periodo autunnale fecero vela per le Isole Fær Øer e quando ritornarono era caduta molta neve ricoprendo le montagne, motivo per cui essi battezzarono quella terra Snaeland. Il popolo di queste Terre si è adattato continuamente a quello che da essa veniva offerto per vivere, per sopravvivere, adattando il suo essere ai capricci di questa Terra, stupenda e capricciosa come solo una vera prima donna sa fare. Saltiamo a piè pari fra le tradizioni di questo popolo. Le tradizionali case con i tetti di torba e il pesce essiccato: in viaggio da Akureyri a Hvammstangi.

I fiordi di Olafsfjordur, vivo grazie alla pesca delle aringhe in particolare, e Siglufjordur, incantato e sospeso nella pace e nel silenzio. Tripudio di colori, esaltati dal sole che oggi splende inatteso.

Case di torba e stranezze locali

Si prosegue poi verso Glaumbaer, dove le tradizionali case di torba ci fanno rendere conto delle dure condizioni con cui le persone, qui, hanno convissuto finora e si sono a fatica trascinate fino a nostri giorni, in un clima che poco perdona anche nei periodi migliori.Le curiosità non accennano a diminuire e anche per oggi l’Islanda riserva stranezza veramente meritevoli. Un salto per un fugace hamburger presso il country bar di Skagastrond, dove ogni giorno il proprietario dona la sua voce e la sua passione per esaltare il rock e il country dalla sala di registrazione radiofonica che è visibile e visitabile proprio sopra la sala da pranzo del pub. Si prosegue verso la penisola di Varnsnes, dove delle foche si prestano agli obiettivi delle Nikon e si fanno immortalare con piacere dentro e fuori dall’acqua.

La conservazione del pesce poteva avvenire solo per essiccazione, per affumicatura e, a caro prezzo, mediante salatura. Questa macabra e colorata esposizione genera una nitida, cristallina e sgargiante natura morta di pesce, legno e corde: un tripudio per la fotografia.
A FINE GIORNATA, IL RELAX SULLE SPONDE DEL MARE

Una inevitabile visita al celebre faraglione di Hivtserkur, la roccia ad elefante, modellata dal mare e dal vento, subito prima di rientrare a Hvammstangi dove la guesthouse Hanna Sigga offre una accoglienza meravigliosa. La cena si consuma all’aria, in riva al mare, su un tavolo di legno e e una panchina, con un piccolo BBQ portatile su cui scaldare le provviste disponibili.

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