Giorno 10

tutta l'islAnda in un giorno.

da Brjanslaekur a Stykkisholmur fiancheggiando l’isola di Flatey

Il traghetto da Brjanslaekur a Stykkisholmur fiancheggia tranquilli fari, approdi da cui la gente parte salutandosi come in un vecchio film nostalgico, gruppi sparsi di fattorie in cui la vita sembra sospesa nella serenità estiva: l’isola di Flatey è pura pace. L’arrivo a Stykkisholmur è altrettanto pacifico, ma le nubi nere all’orizzonte vegliano minacciose, pur non impedendoci di salire sulle colon-ne basaltiche che circondano la cittadina. La vista da qui è mozzafiato, immensa, potente. Pochi chilometri fuori dal paese si erge la montagna sacra di Helgafell: seppur minuscola essa è imponente nella sua aurea di sacralità nei confronti del dio Thor. Gli anziani islandesi vi si avvicinavano al momento della morte; oggi, con una procedura ben specifica, gli Islandesi vi salgono per vedere avverati alcuni desideri.

il campo lavico di Berserkjahraun

Il viaggio riprende subito, in direzione Grundarfjordur. Non seguiamo la strada principale ma deviamo sulla strada 558 che attraversa il campo lavico di Berserkjahraun (lava dei guerrieri folli) che prende il nome da un episodio della saga degli uomini di Eyr. I colori vividi e incredibili vanno dal giallo al rosso con un nero sempre presente a terra, mentre cielo e nuvole incorniciano la parte alta di questa tavolozza. La sensazione è incredibile. Le soste si impongono, una dopo l’altra.

La foto che per me è diventato l’emblema del viaggio e della libertà.

Fiancheggiamo il Kirkjufell, una montagna spettacolare che si erge dal mare, con una storia geologica affascinante che l’azione del mare e del vento ha messo a nudo, lasciando che i fianchi della montagna, nuda, mostrino strato per strato, fase per fase, la crescita di questa meraviglia. Qualche foto di rito e ci si muove ancora. L’adrenalina è alta, la stanchezza non si sente. Qualcosa è nell’aria oggi, ma non sappiamo cosa. Il meteo è mediocre, le nuvole chiudono a tratti il cielo e, altrettanto in fretta, spariscono e liberano l’ingresso al sole.
la spiaggia dorata di Skardsvik e le scogliere di Svortuloft

Sono ormai le 19.00 e il Gamla Rif Kaffi ci ristora con una veloce e gustosa zuppa. Ben vengano le energie. Ne avremmo ingerite  anche di più se avessimo saputo quando sarebbe finita la giornata. La spiaggia di Skardsvik è graniglia dorata racchiusa in un’ansa di pura roccia nera. Il mare è argenteo e si appoggia delicatamente su di essa. Nell’aria i tuoni danno notizie di un temporale violento che nasce e cresce a poca distanza da noi. Per ora siamo ancora asciutti. Il mare però monta e cresce, minuto dopo minuto, vistosamente. Lo Snaefellsness ci mostra le scogliere di Svortuloft, vigilate da fari arancioni, solidi, granitici, instancabili

il vulcano di Vatnsborg

Le nuvole si allontanano, ci avventuriamo a piedi verso la caldera del vulcano Vatnsborg. Il sole spunta alle sue spalle, lo spettacolo è unico. La roccia umida splende sotto i suoi raggi. Il cielo che si va scoprendo è terso. Lungo la via del rientro scorci di luce mostrano cartoline ad ogni angolo. E le Nikon sono pronte a imprimerle nella memoria.

Kirkjufell e il sole di mezzanotte

L’arrivo alle 23.15 in guesthouse, proprio di fronte all’imponente montagna di Kirkjufell già incontrata, ci lascia il tempo di ingurgitare quello che rimane fra le provviste di emergenza nello zaino. Pochi minuti e alle 23.45 siamo in riva al mare. Ormai è quasi domani, ma il sole, spuntato da poco fra le nubi nere, ha reclamato il suo spazio e sta gridando a tutti quanto è meraviglioso il mondo sotto la sua luce. Anche a mezzanotte.

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